L’opera pop di Testa di Latta per Ylberi a Santa Sofia d’Epiro
Trash art? Eco-murales? Possiamo chiamarla come vogliamo, ma certo ci dice che la materia non muore, anzi muta la sua funzione, ritrova bellezza in ciò che la società cataloga come “brutto” o “inutile”. Le lattine, per esempio. E se differenziarle nella raccolta dei rifiuti è buona abitudine, farne un’opera d’arte è cosa ancora più bella.
È esattamente questa l’inversione di valore che Testa di Latta, nome d’arte del calabrese Rocco Del Franco, ha concretizzato a Santa Sofia d’Epiro per la sesta edizione di Ylberi, il festival di arte pubblica curato dal collettivo Gulìa Urbana.




Nella sua mongolfiera di latta c’è l’estetica pop e urbana e l’attivismo ambientale più puro che ha reso il rifiuto quotidiano un manifesto. È un bassorilievo tridimensionale d’alluminio che si alza in volo nel cielo azzurro, che gioca con le ombre e le luci del sole che si muove.




È l’evoluzione 3D del pointillisme, è materico, perché in questo murale di scarti, i tappi, le lattine o i flaconi fanno da enormi “punti” di colore tridimensionali. E succede che se da lontano l’immagine è nitida, poetica e fluttuante, da vicino lascia scoprire l’accumulo di 1133 pezzi raccolti e donati dagli stessi sofioti. Sono quindi oggetti appartenuti a qualcuno, seppure di scarto, che consegnati al cantiere dell’artista, hanno reso quell’opera un racconto collettivo. Un ready-made, una scelta e una provocazione che ridà dignità a un rifiuto da smaltire in cui poter leggere, però, un’infinità di sottotesti, dalla considerazione dell’archeologia del nostro presente, alla bellezza generata dall’inutile.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)