Nuova luce per il complesso di San Fantino a Palmi

Mettere in sicurezza i dipinti murali e le strutture del Complesso di San Fantino a Palmi. È l’obiettivo dell’intervento avviato dal segretariato regionale del Ministero della Cultura per la Calabria.
Un intervento delicato e fondamentale per salvaguardare questo gioiello del patrimonio storico-architettonico e nel contempo religioso calabrese.
In particolare, secondo quanto riportato nel progetto, si punta a risolvere l’elevata umidità che caratterizza l’ambiente ipogeo che rischia di compromettere le strutture del monumento e soprattutto i dipinti murali presenti nell’area da millenni.
«La situazione conservativa della cripta – scrive il segretariato regionale del Ministero – trattandosi di un ambiente ipogeo, è particolarmente delicata soprattutto in riferimento alle condizioni microclimatiche e, sebbene abbia subito un intervento conservativo nel 2010, molti dei fenomeni già riscontrati all’epoca si sono nuovamente presentati a causa di valori variabili di temperatura ed umidità tali da contribuire al proliferare del degrado».
Il progetto conservativo
L’intervento principale, al fine di risolvere la condizione di elevata umidità dell’ambiente ipogeo, prevede l’istallazione a parete di due macchine elettriche a condensazione ad alta efficienza per il controllo automatico e la deumidificazione controllata.
Inoltre gli interventi sulle strutture del monumento riguardano trattamenti curativi e protettivi e successivamente conservativi e preventivi delle strutture lignee, il ripristino della struttura della scala in acciaio che rende fruibile la cripta e la messa a norma dell’impianto elettrico.


Mentre gli interventi sui dipinti murali mirano al rafforzamento dei materiali ed al miglioramento della leggibilità delle fasi decorative e degli affreschi con figurazioni. Interventi che verranno realizzati successivamente all’istallazione del sistema in grado di stabilizzare le condizioni microclimatiche dell’ambiente e di ridurre in parte la percentuale di umidità senza compromettere ulteriormente la fragilità delle superfici decorate.

Gli interventi si possono distinguere in tre categorie in base alle tipologie costitutiva delle superfici analizzate ed alla loro dislocazione all’interno del complesso e riguarderanno: il restauro delle superfici affrescate della cripta, il restauro delle murature e degli intonaci monocromi (non dipinti) della cripta, il restauro della sinopia della chiesa superiore.
Al termine dei lavori si dovrà procedere al monitoraggio continuo delle nuove condizioni climatiche tramite il data logger istallato e saranno poi fornite delle prescrizioni relative ai flussi di visitatori, all’illuminazione ed alla manutenzione ordinaria da effettuare.
La cripta del Santo
La cosiddetta cripta del complesso di San Fantino in località Taureana di Palmi fu scoperta negli anni ’50 del Novecento e fu oggetto di un primo scavo nel 1952. Si tratta di un edificio semi-ipogeo in cui la tradizione vuole che in età tardo antica vi fosse la tomba del santo vissuto a Taureana tra III e IV secolo. La struttura, per analogia con le tombe di età romana rintracciate nei livelli più bassi della chiesa, sia all’interno che intorno ad essa, sarebbe da ascrivere ad un arco temporale che va dal I al IV secolo, attestandone una continuità di utilizzo anche se non se ne conosce ancora la funzione originaria né quelle ricoperte nei secoli a seguire.



Il vano a pianta rettangolare è coperto da una volta a botte che poggia su otto arcate cieche disposte sui lati lunghi; ogni arcata, con laterizi nella parte superiore, contiene delle cavità orizzontali. La tessitura muraria è eterogenea e la situazione stratigrafica degli intonaci risulta alquanto complessa e ci permette di individuare su quasi tutte le superfici della cripta almeno cinque diversi tipi di intonaci dipinti. Un tesoro inestimabile che ora l’intervento programmato punterà a salvaguardare.
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