Ode al vino, il cantinamento subacqueo e l’innovazione che aiuta ad invecchiare bene
Invecchiare il vino negli abissi, proprio in fondo al mare. Si definisce “cantinamento subacqueo”, sembrava limitarsi ad una bizzarra strategia di marketing e invece è diventata un’esperienza condivisa e diffusa, soprattutto fra gli enologi. In Calabria emergerebbero le realtà di Acquappesa nel cosentino e Cetraro. Tutto è legato alla Jamin Portofino UnderWarterWines una società creata nel 2015, italiana e specializzata in servizi ingegneristici e metodologie di cantinamento subacqueo principalmente di vino. Quest’anno la società di Santa Margherita Ligure (Genova) ha lanciato un aumento di capitale da 600mila euro, raccolti attraverso 115 soci che si sono aggiunti ai 294 dell’equity crowdfounding promosso nel 2021. Grazie a questa iniezione di capitale, Jamin Portofino offre oggi un servizio di cantinamento conto terzi che vede già oltre 200 referenze messe a riposare nei fondali marini, e la possibilità di aprire la propria Cantina subacquea attraverso il franchising.


Jamin (che in dialetto genovese significa “lavorare duro”) ha brevettato un “metodo sostenibile” che “garantisce l’identità e l’integrità del vino affondato”, attraverso analisi sensoriali e di laboratorio, unite a complesse operazioni di immersione ed emersione di speciali gabbie modulabili da circa 500 bottiglie, e coinvolge ingegneri, fisici, biologi marini, enologi, sommelier e subacquei. Appositi sensori, connessi alla piattaforma blockchain dedicata, consentono di rilevare una serie di parametri, tra cui temperatura, pressione e correnti. Viene così tracciato il percorso di ogni singola referenza in affinamento, monitorando l’habitat marino. Esperienza di cantimento subacqueo si sono registrate con successo in Calabria, recentemente a San Nicola Arcella.


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