Omaggio agli studi di De Martino sui canti dei pastori arbëreshë a Lungro
Negli anni ’50 l’antropologo Ernesto De Martino e l’etnomusicologo Diego Carpitella andarono a Lungro (CS) dove viveva una comunità arbereshe (albanesi d’Italia) per registrare i canti di quella piccola comunità. Anni dopo, nel 1977, due allievi di Carpitella – Antonello Ricci e Roberta Tucci – torneranno sulle orme dei loro maestri scoprendo un elemento sociale unico: i canti dei pastori di Lungro accompagnati dalle zampogne non erano cantati soltanto dai pastori ma erano un codice identitario dell’intera comunità, cantati da ogni ceto sociale.
Da questo punto di vista, i pastori sono con il tempo divenuti gli autentici custodi di una tradizione musicale che è oggi uno dei patrimoni più preziosi della comunità arbëreshë. Ricci e Tucci, che sarebbero poi diventati docenti di demoantropologia (etnomusicologia e demografia) alla Sapienza, sono tornati dopo tempo a Lungro a ritirare il premio Alfredo Frega, giunto alla seconda edizione e intitolato quest’ anno alla musica; conferito loro proprio per quei lavori.
La zampogna – che a Lungro veniva prodotta in formato ridotto rispetto a ogni altro paese, si chiamava surdulina – e i canti dei pastori sono sempre stati passampi, svago per il lavoro che li costringeva a lunghi periodi di solitudine. Quegli studi portarono ad altre ricerche e confluirono in libri, trasmissioni televisive e altro. Fu proprio Alfredo Frega, giornalista e riconosciuto intellettuale della comunità arbereshe, ad aiutare i due studiosi nelle loro ricerche, come ha raccontato la figlia, Maria Frega, che ha intervistato i demoantropologi.
Il Premio Frega è stato consegnato nell’ambito del Mate Festival di Lungro 2026, ideato e diretto artisticamente da Anna Stratigò, che da dodici edizioni racconta il legame tra Lungro e il mate, la tradizionale erba sudamericana. Questa giunse dall’Argentina oltre un secolo fa e oggi è riconosciuta come un elemento distintivo della comunità arbëreshë.
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