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Parco Nazionale della Sila, l’IA per tutelare la biodiversità forestale

Parco Nazionale della Sila, l’IA per tutelare la biodiversità forestale

Anche la presenza di un piccolo coleottero può offrire informazioni preziose sullo stato di salute di un ecosistema. Nel Parco Nazionale della Sila, due specie in particolare – Cucujus cinnaberinus e Cucujus haematodes – sono tra i bioindicatori oggetto di studio all’interno di SilaBioMetric, il progetto che punta a monitorare e valorizzare il patrimonio naturale dell’area protetta.

Attraverso rilievi sul campo e tecnologie di telerilevamento, il progetto sviluppa strumenti scientifici per misurare la biodiversità e proporre modelli di gestione sostenibile degli ecosistemi. Promosso dall’Ente Parco della Sila insieme al Consorzio Universitario per la Ricerca Socioeconomica e l’Ambiente (CURSA), al Dipartimento DIBEST dell’Università della Calabria e al Consorzio Cultura e Innovazione, è finanziato dal National Biodiversity Future Center con risorse del PNRR.

L’obiettivo è costruire un sistema replicabile per il monitoraggio ambientale, in grado di integrare dati biologici, satellitari e modelli predittivi basati su intelligenza artificiale. Le attività si concentrano nel comune di Casali del Manco, in provincia di Cosenza, con l’intenzione di estendere il metodo a tutto il Parco.

Particolare attenzione è rivolta agli insetti saproxilobionti – come alcuni coleotteri e carabidi – che vivono nel legno in decomposizione e indicano la presenza di foreste mature e ben conservate. Tra le specie già rilevate anche Carabus sp., considerato indicatore di habitat forestali di alto valore ecologico. Le prime indagini si sono concentrate nelle ZSC Macchialonga, Macchia Sacra e Carlo Magno, con il supporto del Reparto Carabinieri Biodiversità di Cosenza.

Oltre al monitoraggio ambientale, SilaBioMetric mira a integrare il concetto di capitale naturale nelle politiche locali. L’analisi dei dati geospaziali consente di individuare aree ad alta biodiversità, stimare il potenziale dei crediti di carbonio e coinvolgere operatori delle filiere forestali, agricole, turistiche e artigianali. L’adozione di tecnologie blockchain per la certificazione è parte del percorso verso modelli di conservazione applicabili su scala più ampia.
Un esempio concreto di quest’approccio è l’area di Macchialonga, all’interno della Zona Speciale di Conservazione, dove sono in corso le prime attività di rilevamento.

«La ZSC di Macchialonga si trova nel cuore dell’Altopiano della Sila Grande, tra i 1.631 e i 1.462 metri di altitudine» – spiega Stefania Spadafora, naturalista e responsabile del progetto per il Consorzio Universitario per la Ricerca Socioeconomica e l’Ambiente (CURSA)«Si tratta di un’area caratterizzata da boschi di pino laricio, prati erbosi e habitat ideali per ungulati e grandi carnivori. La presenza di piante xerofile rende questi ambienti cruciali anche in condizioni di siccità».

(Da.Ma.) info@meravigliedicalabria.it

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