Piante officinali a rischio, la Calabria tra le buone pratiche d’Italia

C’è un immenso patrimonio botanico che cresce ai margini dei sentieri, sulle pendici degli Appennini, tra le rocce delle coste mediterranee, e che sempre ha nutrito la medicina popolare, l’erboristeria, la cucina. Ma foglie e radici, bacche e fiori, oggi sono più fragili di quanto si immagini.
Con il report di Legambiente “Natura selvatica a rischio 2026″, pubblicato in occasione della Giornata mondiale della natura selvatica, dedicata quest’anno alle piante medicinali e aromatiche, il contesto nazionale raccontato è preoccupante sia per la crisi climatica e la perdita e frammentazione degli habitat, sia per la raccolta eccessiva e il commercio illegale che minacciano un settore che in Italia muove un mercato di oltre un miliardo di euro l’anno.


Tra le specie più esposte ci sono la genziana lutea e l’arnica montana, classificate come vulnerabili o quasi minacciate sugli Appennini e sulle Alpi, dove la raccolta intensiva ha ridotto significativamente la loro diffusione negli ultimi anni. Nonostante la genziana sia specie protetta e inserita nella Direttiva Habitat europea, in Sardegna la situazione è classificata come grave, con una stima di riduzione dell’areale superiore al 50% entro il 2050-2070. Anche il ginepro, la liquirizia, la valeriana e l’Erba di San Giovanni rientrano tra le piante più esposte alla pressione della raccolta intensiva.


La Calabria, che per la conformazione del suo territorio — macchia mediterranea costiera, Appennino, aree protette — è tra le regioni italiane con la maggiore concentrazione naturale di piante officinali, e nel report compare tra le sei buone pratiche nazionali censite da Legambiente. Su 230 habitat individuati in Europa, 74 si trovano in Calabria, il 32 per cento di tutte le tipologie note al continente. Partendo da questa consapevolezza, GOEL e Comunità Progetto Sud hanno creato e registrato il marchio “Calabria Oasi della Biodiversità d’Europa” e dato vita all’Alleanza per la Biodiversità in Calabria, con la partecipazione di Legambiente, LIPU, Touring Club Italiano, Slow Food Calabria, il Forum del Terzo Settore regionale e molte altre realtà . Oggi le adesioni superano le cinquanta, con l’obiettivo di difendere il patrimonio naturale della regione e approfondire la conoscenza della biodiversità botanica calabrese.


«La flora officinale italiana – ha dichiarato Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente – rappresenta una risorsa biologica ed economica strategica, ma non illimitata. La sua conservazione richiede pianificazione, competenze tecnico-scientifiche e politiche di gestione fondate su evidenze ecologiche e agronomiche». Raimondi ha indicato come priorità la tutela degli habitat, una gestione sostenibile del territorio e la regolamentazione della raccolta, con filiere trasparenti, certificate e tracciabili.


Il report individua anche altre buone pratiche a livello nazionale, come in Toscana, dove è stato approvato il primo elenco regionale delle piante officinali spontanee, in Provincia di Bolzano che punta sulle sementi autoctone e sul catasto digitale, il Veneto che esplora il potenziale edibile delle piante alofite nella Laguna di Venezia. Sul piano delle proposte, Legambiente chiede di evitare il sovrasfruttamento delle specie officinali, promuovere un approccio sostenibile alla raccolta con criteri uniformi a livello nazionale e accelerare nell’istituzione di nuove aree protette a terra e a mare.
(Da.Ma.) info@meravigliedicalabria.it


