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Keep calm and… che sorpresa, Santa Caterina dello Ionio!

Keep calm and… che sorpresa, Santa Caterina dello Ionio!

Certo, c’è ancora molto da fare, ma la Calabria ha fatto un salto di qualità nel modo in cui viene raccontata. Il fatto è che l’attenzione resta quasi sempre sulle stesse mete, quelle già più note. Il risultato si vede in alta stagione, quando ci si concede un bagno davanti a lidi troppo affollati o un gelato in piedi, tanto è difficile sedersi al tavolino di un bar. E allora forse keep calm and carry on. Proprio così: si può andare anche oltre.

Così, nel caos di copertine dedicate, sagre di varia natura che poco hanno a che fare con il “gusto autentico” della Calabria, feste più civili che patronali, e rievocazioni storiche di storie più o meno inventate, appare un paesino della costa ionica, con un mare altrettanto cristallino, con spiagge a tratti davvero solitarie, un paesaggio di campagna e collinare con distese di uliveti, fichi d’india e piante odorose della macchia mediterranea. Oasi di pace? Forse davvero Santa Caterina dello Ionio, in provincia di Catanzaro, lo è.

Da un po’ di tempo ci sono persone di altre regioni italiane, e anche straniere, che hanno vinto la scommessa di fare qui piccola impresa, oltre che a chiedere la residenza. È il caso di Monica Guasti, arrivata da Parma, che ha messo su un Airbnb.

Non poteva assolutamente aspettarsi niente quando ristrutturò una piccola casa, peraltro in un quartiere semidistrutto da un incendio anni fa. Eppure, quella sua Terrazza sul Golfo di Squillace accoglie viaggiatori da tutta Europa e persino dall’Australia e dalla Patagonia, e qualcuno di loro ha persino comprato a sua volta casa.

Non solo. Santa Caterina è anche un hub creativo dove sceneggiatori, registi e autori internazionali vengono a lavorare. The Quiet Collective è stato fondato da Francesca Cimolai e Francesco Giannini. Lei milanese, produttrice di cinema documentario e saggistica televisiva per piattaforme come Netflix e Amazon, lui regista e produttore italo-canadese, nato e cresciuto a Montréal con origini paterne di Santa Caterina.

In mezzo, la loro storia d’amore nata proprio qui, mentre stavano girando Città d’Oro, il cortometraggio che rilegge la favola di Esopo della gallina dalle uova d’oro, sempre ascoltata dal papà di Francesco. È stato il momento in cui hanno capito che quei luoghi e quelle relazioni umane avrebbero cambiato il corso delle loro vite.

Con il Collettivo hanno stabilito qui la loro base operativa, trasformando il paese e il paesaggio che lo circonda in un rifugio internazionale per la scrittura e l’ideazione di nuovi progetti. Scrittori, filmmaker e attori americani ed europei risiedono nelle case del centro storico per partecipare a sessioni internazionali come, ad esempio, con l’acting coach hollywoodiano Howard Fine. E soprattutto sono felicemente connessi alla dimensione umana, inimmaginabile in una metropoli. Un posto che accoglie, oltre ai creativi del cinema, anche nomadi digitali, imprenditori, startup e tutti coloro che non solo ritrovano qui uno spazio di lavoro ideale, ma vogliono anche prendersi cura di sé.

E anche questa è una sorpresa. Perché Santa Caterina forse sta mostrando un altro modo di “essere paese”. Sicuramente non “turistico”, per come normalmente intendiamo il termine, anzi abbastanza distante dal mordi e fuggi, e soprattutto lontano anche dalla retorica sulla destagionalizzazione, refrain che si ripete ogni anno. Qui chi arriva è presenza vera, gente che torna a distanza di poco tempo, che magari decide di restare per sempre, che ha uno sguardo nuovo, e ha idee che viaggiano veloci nell’Internet, che se nascono qui hanno però il valore del tempo vissuto bene.

Se i piccoli centri diventano laboratori permanenti che aiutano coloro che arrivano a vivere pienamente le comunità e, grazie a questo, le comunità a vivere, forse è così che per la Calabria si può parlare di turismo, questa volta rigenerativo.

Santa Caterina, fuori dalle pagine patinate reali o virtuali, non è un altro mondo, ma è fuori dal rumore che questo fa, dalle corse che impone. Se fermarsi è diventato un atto rivoluzionario, questo, magari, è davvero il posto giusto per farlo.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

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