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Scoperte archeologiche, una nuova storia per Cantinella di Corigliano

Scoperte archeologiche, una nuova storia per Cantinella di Corigliano

Sotto l’asfalto e i cantieri, Corigliano Rossano scopre le sue radici più antiche. Quello che doveva essere un normale intervento di riqualificazione urbana in contrada Cantinella è diventato un viaggio a ritroso nel tempo, che sta restituendo tracce riconducibili a fasi diverse di frequentazione, dall’epoca greca a quella tardoantica. Resti di mura imponenti che si estendono per circa 50 metri, un frammento metallico che ricorda la forma di un’ancora e resti di anfore che rimandano a contesti legati alla circolazione delle merci.

L’aspetto più sorprendente di queste scoperte è l’ampio arco temporale che abbracciano. I primi rilievi effettuati dagli archeologi sui materiali rinvenuti suggeriscono una frequentazione dell’area già tra il I e il VI secolo avanti Cristo. A questa fase più antica si sovrappongono evidenze riferibili a un periodo successivo, scoperte grazie alle indagini stratigrafiche condotte dalla Soprintendenza ABAP di Cosenza.

Sotto la direzione scientifica dei funzionari ministeriali, sono infatti emerse strutture murarie che sembrano risalire a un periodo compreso tra il IV e il V secolo dopo Cristo. A confermare questa datazione è il ritrovamento della sigillata africana di tipo D, una ceramica da mensa pregiata che all’epoca viaggiava lungo tutte le rotte del Mediterraneo. Questi elementi farebbero ipotizzare che Cantinella non fosse solo un centro agricolo, ma un punto di snodo potenzialmente collegato alla città romana di Copiae.

Il sito racconta anche il mutamento delle abitudini umane. Sono state infatti individuate delle sepolture ricavate all’interno di vecchi edifici ormai in disuso. Questo dettaglio testimonia come, nel corso dei secoli, gli abitanti abbiano riutilizzato gli spazi esistenti, adibendoli ad aree funerarie.

Il dilemma che ora appassiona gli esperti è la natura esatta dell’insediamento: si trattava di una lussuosa villa rurale o di un vicus, ovvero un piccolo borgo sorto lungo le grandi vie di comunicazione che attraversavano la piana?

L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Flavio Stasi insieme all’assessorato all’urbanistica, ha accolto questi ritrovamenti come un’opportunità irripetibile e per questo l’intenzione è quella di far convivere il progetto di modernizzazione con la tutela del patrimonio. L’idea è infatti di integrare i reperti nel tessuto urbano rendendoli pienamente visibili. Questo percorso potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione di scavi in tutta l’area compresa tra San Nico, Apollinara e Mezzofato, territori che potrebbero restituire altre meraviglie dal mosaico storico che è la Piana di Sibari.

(Da.Ma.) info@meravigliedicalabria.it

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