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Stilo e la sua storia, lo splendore rinascimentale del Palio di Ribusa

Stilo e la sua storia, lo splendore rinascimentale del Palio di Ribusa

Il giallo e l’azzurro cielo degli stendardi sventolano sui balconi, fiaccole illuminano la notte, tamburi rullano tra i vicoli antichi sotto il Monte Consolino e l’aria si riempie del profumo delle spezie. Locande e taverne servono piatti succulenti insieme al pane cotto nei forni a legna e vino copioso da brocche di terracotta. Giullari e contastorie si muovono tra le vie, cartomanti leggono il destino, ora distratto da sbandieratori, dai rapaci dei falconieri e dalle magie dei giocolieri. Qualche giorno appena, e si devia verso i fasti del Rinascimento. È il Palio di Ribusa di Stilo che è in corso in questi giorni e si concluderà domenica 2 agosto.

Ribusa è il “luogo di rovi”, un nome aspro che forse un tempo dipingeva il carattere di quel territorio, ma era quel pezzo di Calabria di cui Roberto D’Angiò s’innamorò, chiamando Stilo “sua terra”. Stilo e la sua storia antica. Quella che oggi si celebra come una festa era la vecchia Fiera di Ribusa. Per la sua posizione strategica e l’importanza della Regia Città — che governava su un vasto territorio costellato di Casali — divenne uno dei mercati mercantili, sociali e istituzionali più importanti dell’intero Regno di Napoli insieme alla fiera della Maddalena di Cosenza e alla fiera di Primavera di Reggio.

Qui arrivavano da ogni dove tessuti preziosi, bestiame, metalli delle vicine miniere, spezie rare e delegazioni da ogni provincia. Tanta era la sua rilevanza che Carlo V d’Asburgo volle donare alla fiera la propria bandiera imperiale — il vessillo che il Sindaco dei Nobili portava in corteo per dichiarare ufficialmente aperta la Fera di Ribusa. Poi, con il mutare della storia, le luci di quel mercato globale ante litteram si spensero, lasciando la Fiera — e con essa il Palio che ne era parte integrante — confinati nei libri d’archivio per quasi tre secoli. È stato solo nel 1997 che Stilo ha voluto riappropriarsi di questo pezzo di identità, riprendendo l’antica tradizione e trasformandola in una delle rievocazioni storiche più belle del Sud Italia.

Atti notarili descrivono meticolosamente la cerimonia di apertura della fiera: il Regio Capitano consegnava la bandiera al Sindaco dei Nobili, che la conduceva a cavallo verso il piazzale di San Francesco, accompagnato da cavalieri, armigeri, canonici, corporazioni delle arti e dei mestieri, magistrati e gente del popolo. Così si ripete ogni anno.

I cinque Casali che si sfidano nell’Arena — Camini, Guardavalle, Pazzano, Riace e Stignano — sono gli stessi di allora, ognuno con la propria storia. Gareggiavano al tiro al cerchio, al tiro all’anello, a quello con l’arco, con la balestra e il tiro al montone. Oggi sono i Giochi Cavallereschi, la Giostra dell’anello per contendersi il Pallium, il raffinato mantello destinato al vincitore.

E Tommaso Campanella è ovunque, a Stilo. Il filosofo della Città del Sole venne al mondo qui nel 1568 e ogni edizione del Palio richiama un tema tratto dalla sua vita o dalla sua opera. “L’Utopia svelata — Gloria, Idea, Vita, Luce, Idolo, Amore” è infatti il titolo di questa 26esima edizione. Questa sera, durante il Giuramento e la Vestizione dei Cavalieri, sarà Gigi Miseferi a interpretare alcuni brani del filosofo stilese.

Domani è la giornata del Palio che parte con il Gran Corteo Storico dal Piazzale San Domenico verso l’Arena Zona Canne, dove si svolgeranno i Giochi Cavallereschi.

Chi arriva a Stilo in questi giorni ha un motivo in più per fermarsi, perché ha riaperto la Cattolica, il tempio bizantino del IX secolo con le cinque cupole di mattoni rossi che dominano la vallata dello Stilaro — uno dei monumenti più importanti dell’architettura bizantina in Italia, restituito al pubblico dopo un lungo restauro.

Il programma completo è sulle pagine de Il Palio di Ribusa e @paliodiribusa.stilo

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

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