Storie di animali parlanti, le favole di Esopo nei murales di Fabrizia
«Non fare come la volpe con l’uva!» «Ah, quello è un asino travestito da leone!» e «Si è gonfiato come una rana!» E quanti detti popolari ancora si perdono nella notte dei tempi e nelle lingue e tradizioni locali. Sono espressioni idiomatiche che hanno tutte in comune le favole di Esopo e che spesso pronunciamo senza sapere più da dove vengono. Sono le storie di animali parlanti che si comportano come gli umani, raccontate perché sono le maschere immediate del lupo che rappresenta sempre la prepotenza, una volpe l’astuzia, una formica la previdenza, e quindi più semplici per spiegare ai bambini concetti astratti come “avarizia”, “superbia” o “lungimiranza”.  Favole per bambini, ma spesso più utili agli adulti. Storie da leggere e da guardare, in tanti bei libri con ricche illustrazioni. Oppure ora a Fabrizia, in provincia di Vibo Valentia, sulle case che si affacciano strette sui i vicoli del borgo. Un motivo in più per perdersi tra le sue stradine, i colori accesi della street art e la saggezza del favolista greco.


Tutto nasce dall’ingegno e dai pennelli di Matteo Lupia. Chi ama viaggiare alla scoperta degli angoli meno blasonati della Calabria si ricorderà sicuramente di lui per aver trasformato Belcastro nel borgo delle fiabe di Alice e Pinocchio. Questa volta, l’artista ha scelto di fare un salto ancora più indietro nel tempo, andando a bussare alla porta del padre della favola occidentale.



Il primo risultato è già un’opera monumentale: ottanta metri lineari di pareti diventate un immenso libro illustrato all’aperto.
Passeggiare per Fabrizia ora significa fare un doppio viaggio doppio: uno fisico ma piacevole tra le pendenze del borgo, e uno nell’anima umana. Esopo, dopotutto, non raccontava storie per far addormentare i bambini, ma per svegliare le coscienze degli adulti ponendoli davanti allo specchio dei loro vizi e delle loro virtù.



Immaginate di svoltare un angolo e trovarvi davanti a una rana gigante che, su una foglia di ninfea, si gonfia d’aria fino a scoppiare – con un ironico “BANG” che spunta sulla parete – solo per l’invidia di non essere grande come il bue che si abbevera lì accanto. Poco più in là , un’intera assemblea di topi discute animatamente su come mettere un campanello al gatto per non farsi più sorprendere, mentre il felino, dagli occhi verdi e magnetici, li spia sornione da un buco nel muro.

C’è una poesia incredibile nel modo in cui l’arte ha ridato vita a questi spazi. Le storie prendono forma seguendo l’architettura che sembra animarsi all’improvviso. C’è la volpe che salta verso i grappoli d’uva, la cicala distratta che suona la chitarra mentre la formica fatica, e la tartaruga che, con ammirevole costanza, taglia il traguardo superando la lepre superba che si è addormentata ai piedi di un albero.



E poi ci sono i colori. Si passa dal realismo del cervo che si specchia nella fonte, braccato da un leone nascosto tra le rocce, alle tonalità quasi psichedeliche e pop di un asino e di un cavallo che galoppano liberi su uno sfondo giallo oro. È il contrasto bellissimo della street art.

In Italia il fenomeno dei borghi dipinti è in crescita, basti pensare a realtà celebri come Sant’Angelo di Roccalvecce nel Lazio e alle sue grandi storie dell’Ottocento come Alice o Peter Pan. La scelta del tema di Fabrizia va in un’altra direzione. Nel panorama della street art nazionale non esiste nessun altro paese che abbia scelto di legare la propria identità visiva esclusivamente alla saggezza classica di Esopo.

Proprio per questo, una volta che tutti i cicli pittorici programmati saranno completati, Fabrizia sarà con ogni probabilità il paese più importante d’Italia da questo punto di vista.
Questa metamorfosi, fortemente voluta dal sindaco Francesco Fazio e dall’amministrazione comunale, non è solo un regalo agli occhi, ma un profondo atto di “restanza”. È il modo in cui un piccolo borgo vuole dire che c’è, che vuole richiamare un turismo lento, curioso, fatto di persone che sanno ancora emozionarsi davanti a una storia ben raccontata. E la promessa più bella è che, da settembre, questo percorso diventerà di fatto un’aula scolastica all’aperto per i bambini di tutta la Calabria, un luogo per celebrare Esopo e le sue favole.
L’inaugurazione del 6 agosto alle 20.00 con artisti di strada e mangiafuoco (con una seconda giornata di festa il 10) sarà solo l’inizio. Fabrizia si candida a diventare una nuova meta della Calabria interna da visitare. Un luogo dove fermarsi, respirare l’aria buona e riconciliarsi con l’arte e le storie che racconta.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)