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Turismo subacqueo in Calabria, tra i fondali più ricchi del Mediterraneo

Turismo subacqueo in Calabria, tra i fondali più ricchi del Mediterraneo

Quando la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli — tra i più importanti istituti di biologia marina al mondo — scelse di aprire una sede ad Amendolara, in provincia di Cosenza, lo fece per la presenza della Secca, uno dei siti a più alta densità di biodiversità dell’intero Mediterraneo, e anche perché lo Jonio, in generale, era uno dei mari meno indagati. Ma la Calabria esprime soprattutto specificità diverse nei due mari che la bagnano. Dove poi si incontrano nello Stretto di Messina, ne creano una ulteriore — correnti abissali e formazioni coralline uniche che ospitano una delle biodiversità più ricche del mare nostrum.

Due mari, tre mondi

A 12 miglia dalla costa di Amendolara, un altopiano sommerso si solleva dal fondale a una ventina di metri di profondità, circondato da distese di posidonia oceanica — la pianta endemica del Mediterraneo che produce ossigeno, stabilizza i fondali e funziona da vivaio naturale per decine di specie ittiche. È la Secca — oggi Parco Marino regionale — sui cui versanti illuminati dal sole crescono dense colonie di alghe fotofile: il verde della Caulerpa e le forme sferiche del Codium bursa, cosiddetta “alga palla”. Nei sedimenti sabbiosi si distendono invece praterie di Cymodocea nodosa che segnala acque pulitissime — e chiazze di posidonia protetta.

Negli anfratti, nei canyon e negli avvallamenti rocciosi vivono cernie, dentici, ricciole e saraghi. Non solo. La Secca è storicamente la patria delle aragoste, l’habitat ideale per la riproduzione dei grandi crostacei che i pescatori dell’Alto Ionio conoscono da sempre.

Tra i sedimenti più profondi sopravvive persino la Pinna nobilis, il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo, con il guscio che può superare il metro di lunghezza — specie rigorosamente protetta e a rischio estinzione. Ma qui sono venuti alla luce anche rarissimi banchi di corallo rosso e nero.

Più a sud, nell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto — 14.721 ettari sul versante ionico crotonese, tra le più grandi d’Europa — i promontori di Le Castella, Capo Rizzuto e Capo Colonna sono le uniche zone rocciose dell’intera costa ionica calabrese, con comunità algali uniche nel loro genere e la presenza del pesce pappagallo (Sparisoma cretense), specie dai colori inconsueti per il Mediterraneo.

Nella Baia di Soverato vivono invece le uniche due specie di cavallucci marini presenti lungo le coste italiane: l’Hippocampus hippocampus e l’Hippocampus guttulatus, entrambe nelle liste di protezione internazionale. Nelle stesse acque vivono il pesce ago (Syngnathus abaster) e la Tonna galea, entrambi tutelati dalla Convenzione di Berna.

Ancora più a sud, lungo la Riviera dei Gelsomini in provincia di Reggio Calabria — da Capo Bruzzano a Punta di Spropoli — i fondali ospitano estese praterie di posidonia e le spiagge sono siti di nidificazione della tartaruga Caretta caretta.

Il versante tirrenico è ampio, un naturale corridoio di migrazione per capodogli, balenottere, tonno e pesce spada. I fondali di Capo Vaticano e degli Scogli di Isca ospitano foreste di gorgonie che fanno da rifugio al pesce San Pietro e ad altre specie rare.

È però dove i due mari si incontrano, nello Stretto di Messina, che accadono meraviglie. Qui le maree più forti generano correnti violente che risalgono dagli abissi dei duemila metri dello Jonio, trascinando sulla battigia creature che sembrano appartenere a un altro pianeta — piccoli pesci argentati con occhi enormi e organi bioluminescenti, abitanti di un mondo irraggiungibile.

Tra i 55 e i 75 metri si distendono chilometri di Laminaria ochroleuca — un’alga bruna più tipica dell’Atlantico che del Mediterraneo — le cui grandi fronde nei giorni di forte corrente si muovono all’unisono, come fossero un oceano in un altro oceano.

Più in basso, aggrappata alle rocce rosa, cresce l’Errina aspera: l’unico corallo bianco della sua famiglia nel Mediterraneo, mai osservato vivo prima delle spedizioni del CRIMAC di Amendolara. Nelle stesse acque risale dai fondali anche l’Hexanchus griseus, lo squalo capopiatto: un predatore dall’aspetto preistorico, con sei branchie invece delle cinque abituali, abituato a cacciare nel buio.

Il patrimonio sommerso

I fondali proteggono però altri tesori. La Calabria è seconda solo alla Sicilia per le centinaia di relitti e siti sommersi. Tra questi, nell’area crotonese di Punta Scifo, si trova uno dei più grandi relitti di nave lapidaria romana mai scoperti nel Mediterraneo; al largo di Roccella Ionica riposano il Pasubio — silurato da un sommergibile britannico nel 1943 — e il Fort Missanabie, il cargo inglese colpito da un siluro tedesco nel maggio del 1944, entrambi diventati rifugio per la fauna marina.

Nelle acque di Monasterace, le prospezioni per un impianto eolico hanno portato alla luce nel 2023 oltre trecento anfore del V-IV secolo avanti Cristo — uno dei ritrovamenti più significativi degli ultimi anni per la ricostruzione delle rotte commerciali della Magna Grecia.

Turismo e archeologia subacquea: Parchi Marini della Calabria e diving center insieme

Su questo patrimonio i diving center calabresi si sono riuniti per la prima volta su iniziativa dell’Ente per i Parchi Marini Regionali e hanno firmato il protocollo Blue Guardians Calabria — Rete Diving: un accordo che impegna i centri subacquei nel monitoraggio ambientale, nella citizen science e in un progetto di offerta turistica coordinata.

L’archeologia subacquea, secondo le stime presentate alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, potrebbe portare al Mezzogiorno fino a 340 milioni di euro. La Legge 70/2026 sulla valorizzazione della risorsa mare ha appena delineato il quadro normativo per candidare i siti più idonei a Zone di interesse turistico-subacqueo — e la Regione Calabria, con il supporto tecnico dei Parchi Marini, vuole essere tra le prime a farlo.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

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