Villa Caristo, una perla di barocco napoletano in Calabria
Un “viale delle rose” tra giardini settecenteschi, una fontana coi delfini, il ninfeo con i sedili maiolicati, Clorinda e Tancredi materializzati dal canto XII della Gerusalemme Liberata. Una sala ottagonale dall’acustica straordinaria, una saletta di caccia ed una grande con gli affreschi dei feudi del Marchese Clemente. Sono piccoli scorci di Villa Caristo, la settecentesca dimora di Stignano, in provincia di Reggio Calabria.
Affacciata sulla costa jonica, alta tra le colline, la villa è l’esempio più significativo del barocco napoletano in Calabria, tutelata dalla Soprintendenza per i Beni Culturali. La leggenda vuole che sia stata edificata sulle rovine di una dimora romana appartenuta a un patrizio di nome Stenius — e che da quella proprietà antica derivi il nome stesso dell’attuale Stignano.



Le origini documentate risalgono invece ai primi anni del Settecento, quando il nucleo principale della dimora — il Casino dei Lamberti — prese forma per volontà dell’omonima famiglia. Nel 1761 la proprietà passò ai feudatari Clemente, a cui si devono gli affreschi che ancora oggi decorano il grande salone. Dopo il 1800 la villa acquisì il nome con cui la conosciamo oggi, con la famiglia Caristo, cui si deve il merito della conservazione di quanto c’è.


Non esiste ancora uno studio approfondito che abbia identificato l’architetto del palazzo e del parco circostante. Secondo l’opinione più accreditata, la villa sarebbe da attribuire ad epigoni di Luigi Vanvitelli, di Ferdinando Sanfelice o di Domenico Antonio Vaccaro — qualcuno in ogni caso che la concepì sulla scia del fervore edilizio napoletano del periodo borbonico, dando vita a una dimora che richiama per stile, ricchezze ornamentali ed eleganza le ville vesuviane.

La facciata accoglie una scala a “tenaglia” — elemento architettonico presente anche nel palazzo del principe Spinelli di Tarsia, attribuito a Vaccaro. Ai piedi della scala si trova il gruppo marmoreo che raffigura Tancredi intento a battezzare Clorinda morente — una delle rarissime rappresentazioni plastiche del poema del Tasso nella storia dell’arte. Nel parco, l’elegante fontana dei delfini al fondo del belvedere rimanda, per concezione allegorica, alla fontana di Villa Signorini a Ercolano — dove una statua di Leda con il Cigno è posta al centro del giardino, opera attribuita a Vaccaro.

Col trascorrere dei secoli la villa ha subito gravi e irreparabili spoliazioni — si calcola che circa un centinaio di statue di marmo siano state sottratte per abbellire ville signorili della zona.

Quanto rimane è conservato e aperto al pubblico con visite guidate. Villa Caristo ospita oggi convegni, mostre d’arte, presentazioni di libri e concerti di musica lirica, mantenendo vivo il rapporto con il territorio.
La qualità architettonica della villa fu riconosciuta nel 1984, quando le Poste Italiane la inserirono nella serie filatelica “Le ville d’Italia”, accanto alla Regia di Stupinigi, alla Villa dei principi Mellone di Lecce e al Palazzo Doria Pamphilj di Genova. Alfonso Frangipane, artista e critico d’arte calabrese, la definì «la più bella e la più architettonica della regione, degna dei dintorni di Napoli, come di Torino settecentesca e di Catania barocca».
(Da.Ma.) info@meravigliedicalabria.it