A 50 anni dalla serie Rai, il ritorno del mito: debutta il nuovo Sandokan

Era il 6 gennaio del 1976 quando una sigla che cantava “Sandokan… Sandokan… giallo il sole la forza mi dà” sarebbe entrata con la sua forza dirompente nelle case italiane, spalancando le porte a un mondo lontano fatto di mari tropicali e lotte per la libertà, arrivato attraverso una produzione costruita con mezzi allora inediti e con una potenza narrativa che teneva il pubblico davanti allo schermo – svuotando le strade – nelle sere di messa in onda. Chi ha più di 50 anni lo sa molto bene, e forse è pronto ad accomodarsi ancora una volta davanti alla TV, perché quel ricordo rivive oggi in una nuova serie, un nuovo Sandokan che riporta sullo schermo territori esotici (molti dei quali assolutamente italiani), tensioni di potere e temi che hanno molto a che vedere con quelli attuali.

Lo sceneggiato del ’76 firmato da Sergio Sollima era completamente ispirato ai romanzi di Emilio Salgari e costruito con un cast che sarebbe diventato familiare a 27 milioni di spettatori a puntata: nei panni di Sandokan lo statuario e bellissimo attore indiano Kabir Bedi; in quelli del suo braccio destro e corsaro portoghese Yanez, un memorabile Philippe Leroy, adorabile col suo cappello in testa e il sigarino all’angolo della bocca; Carole André come Lady Marianna, la splendida “Perla di Labuan”; e l’indimenticabile (e, affettuosamente, il più mascalzone del terribile gruppo di Amici miei) Adolfo Celi nel ruolo di James Brooke, il “Rajah Bianco” e acerrimo nemico di Sandokan.



Un gruppo di interpreti straordinario scelto per dare vita all’avventura delle avventure, che contemplava i sentimenti d’amore, d’amicizia e d’odio, i conflitti dell’epoca coloniale, la lotta per la libertà, l’inclusione e la giustizia. C’erano le musiche di Guido e Maurizio De Angelis, conosciuti come Oliver Onions, che sostenevano quel racconto. In tutto il Paese scoppiò la febbre intorno a quel Sandokan. Entrò nelle case, nel linguaggio quotidiano e divenne parole nei cortili, nelle scuole, dove di nascosto si scambiavano le figurine da appiccicare sull’album che, a memoria, è stato il primo per cui Panini stampò non calciatori, ma scene televisive.



Oggi Sandokan torna con una nuova produzione firmata da Lux Vide del gruppo Fremantle in collaborazione con Rai Fiction, sviluppata per la televisione da Alessandro Sermoneta, Scott Rosenbaum e Davide Lantieri e diretta da Jan Maria Michelini e Nicola Abbatangelo. Il cast è internazionale: Can Yaman interpreta Sandokan, Alanah Bloor è Marianna, Alessandro Preziosi dà vita a un nuovo Yanez, Ed Westwick è Lord Brooke, Madeleine Price interpreta Sani, mentre John Hannah veste i panni del sergente Murray.

La serie sarà distribuita in tutto il mondo da Fremantle dopo il debutto su Rai 1 dal 1° dicembre e sarà disponibile anche in 4K. Le tecniche di produzione utilizzate sono quelle più diffuse oggi, dagli effetti visivi ai sistemi di ricostruzione degli ambienti, come ad esempio un Ledwall a 360 gradi impiegato per le scene in mare, e con soluzioni scenografiche che hanno permesso di ottenere paesaggi lontani, pur avendo realizzato in Italia il 90% delle riprese. Sarà un nuovo racconto che guarda sempre all’avventura classica, ma senza l’effetto nostalgico per la storica serie.


Una parte essenziale delle scene è stata girata in Calabria grazie al sostegno della Calabria Film Commission, che ha reso possibile la realizzazione del set della colonia inglese di Labuan negli studios di Lamezia Terme. Qui sono stati ricostruiti il consolato britannico e il rifugio di Singapore, fulcro di molte scene dedicate al mondo coloniale immaginato da Salgari. Altre sequenze sono state realizzate su set reali che, con la magia del cinema, sono diventati scenari malesi: i laghi La Vota a Gizzeria per le ambientazioni paludose circondate dai canneti; la Grotta del Palombaro a Tropea come punto di approdo della Tigre della Malesia; le spiagge di Capo Vaticano e delle Grotticelle per le magnifiche galoppate a cavallo dei principali protagonisti; e Le Castella, dove il maniero aragonese affiorante dal mare è stato trasformato in un molo portuale della Malesia dell’Ottocento.



Paesaggi belli, suggestivi, evocativi che la Calabria offre alle produzioni internazionali. La lavorazione, durata quattro settimane, ha coinvolto centinaia di professionisti tra maestranze, tecnici, artigiani, comparse e operatori del territorio, generando un indotto rilevante. Una produzione poderosa da 30 milioni di euro, per cui la Regione Calabria ha destinato l’8%.



Cosa troverà il pubblico di oggi in un mito narrativo del passato? Forse lo stesso desiderio di movimento, di ribellione e di avventura che aveva animato gli spettatori degli anni Settanta? Se la versione di cinquant’anni fa era un racconto semplice e immediato, quella attuale sicuramente parlerà a un pubblico abituato a linguaggi più complessi e alle nuove e diverse forme delle serie televisive. È comunque un ritorno che richiama ciò che Sandokan ha rappresentato per intere generazioni e che apre a una nuova stagione, in cui un personaggio nato dalla fantasia di Salgari potrebbe fare breccia fra i più giovani.



Una storia nata in un’Italia che non aveva ancora conosciuto la televisione a colori (la Rai iniziò a trasmettere a colori solo un anno dopo, il primo febbraio del 1977) e che oggi, in un Paese abituato alle piattaforme globali, illumina il ricordo di quando il televisore era un po’ il focolare attorno al quale, assetati di fantasia, si viaggiava forse più di oggi.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)


