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Alla scoperta di Aiello Calabro: il paese di antiche origini

Alla scoperta di Aiello Calabro: il paese di antiche origini

Inoltrandosi per poco meno di dieci km nell’entroterra del basso Tirreno cosentino, lungo la provinciale che da Campora San Giovanni di Amantea sale accanto al fiume Oliva, oppure provenendo da uno degli svincoli autostradali di Piano Lago o Altilia-Grimaldi, e scollinando verso la costa, oppure dalla strada che declina da Potame, la veduta che Aiello Calabro offre al visitatore è di singolare suggestione.

Panorama di Aiello - Meraviglie di Calabria - 2

Il paesino, disteso alla base di una collina che ospita alla sua sommità i resti di un antico castello, fa parte di un ampio territorio, posto tra i fiumi Savuto e Olivo, che si estende per circa 39 kmq. Dal centro abitato, punto privilegiato di osservazione, si possono godere piacevoli panorami: monte Faeto (m. 1103), monte Cucuzzo (m. 1541), il mar Tirreno con l’arcipelago delle Eolie.

Un po’ di storia

Le origini di Aiello risalgono al passato remoto. I ritrovamenti negli anni ‘60 del secolo scorso, in località Valle, di alcune tombe databili al 550 a.C., sono testimonianze che il luogo potrebbe aver fatto parte di quella antica Temesa, cantata da Omero, che gli scavi archeologici hanno potuto localizzare proprio nella zona compresa tra l’Oliva e il Savuto.

Resti del castello di Aiello notturna - Meraviglie di Calabria - 4

Luogo strategico per il controllo delle vie di comunicazione, Aiello è stato nel corso dei secoli al centro di aspre lotte di potere. I Saraceni del vicino Emirato di Amantea, come racconta la leggenda, nel tentativo di farlo capitolare “per fame”, furono persuasi a desistere dal genio degli aiellesi che per dimostrare di avere scorte a sufficienza, dalle mura del castello lanciarono delle ‘pezze’ di formaggio ottenute dal latte delle loro donne.

I Normanni, nel 1065, guidati da Roberto il Guiscardo lo assediarono per quattro mesi, prima di ottenerne la resa. L’importanza di questo lembo di terra “…grossa, nobile, et civile” è dimostrata nel corso delle alterne vicende storiche. Con gli Aragonesi, il feudo aiellese, dai Sersale fu assegnato al viceré di Calabria e conte di Ajello, Francesco Siscar. Tale periodo per Aiello è molto florido e si registra una notevole espansione demografica, sociale ed economica che continua con il Vice regno spagnolo in cui cresce l’agricoltura e la produzione della seta.

Nel 1566 il Feudo viene acquistato per 38mila ducati dal principe di Massa, Alberico Cybo Malaspina. Con questa famiglia di origini liguri toscane, che ne mantenne la proprietà sino all’eversione della feudalità, lo “Stato di Aiello” passa da contea a marchesato e poi nel 1605 a ducato. A questo periodo si devono alcune delle più pregevoli testimonianze architettoniche artistiche e storiche del paese: come il palazzo cosiddetto Cybo e la omonima cappella gentilizia, dove è custodita la statua della Madonna delle Grazie, molto venerata dagli aiellesi.

Aiello di notte - Meraviglie di Calabria - 14

Nel decennio francese la cittadina passa nella giurisdizione del cantone di Belmonte, quindi nel governo di Rogliano, sino al 1811, anno in cui è capoluogo di Circondario (comprendente Terrati, Serra, Lago, Laghitello, Pietramala e Savuto). Negli anni a seguire: la Restaurazione borbonica, poi Garibaldi che unisce l’Italia, il Brigantaggio, e il terremoto del 1905 che distrugge buona parte dell’abitato. Nel 1864 prende il nome di Aiello di Calabria che muta nel 1928 in Aiello Calabro, incorporando Cleto e Serra, i quali divengono comuni autonomi, il primo nel 1934, il secondo nel 1937.

A Praca Aiello Calabro - Meraviglie di Calabria - 22

Oggi, paese spopolato dall’emigrazione, conserva un suo fascino particolare per la storia che vi si respira, per le importanti architetture del tessuto urbano, per le tradizioni della sua cucina e dell’artigianato. Un giro per le vinelle che attraversano il centro antico, dominato dalla rocca che ospita i resti del castello (attualmente in restauro), svelerà al gradito ospite le bellezze del paese, tra tutte il palazzo cd Cybo e la Cappella Cybo (anch’essa interessata da lavori).  Consigliabile anche una visita al bosco del Monte Faeto, dove rilassarsi nel verde della natura.

Luoghi da visitare

Il castello

“…una delle prime fortezze del regno” (L. Alberti, 1525/26), è ubicato sul promontorio Tilesio. Secondo diversi documenti dovrebbe risalire al tempo di Francisco Siscar, viceré di Calabria sotto gli Aragonesi, ma ingloba strutture precedenti di epoca normanna. Il castello, da cui si poteva controllare una bretella della Via consolare romana Annia che sboccava al mare, fu di fondamentale importanza militare.

Aiello visto dai monti - Meraviglie di Calabria - 24

Composto da: cinque porte ferrate e ponte levatoio, torri (il Mastio a base quadrata, la torre dell’Orologio e diverse torri d’avvistamento), cappelle, cisterne per i bisogni della cittadella, cinta muraria e cunicoli per le fughe, è andato in rovina a seguito dei terremoti del 1638, del 1783 e del 1905, oltre che per l’incuria dell’uomo.

Tuttavia, restano eloquenti vestigia, quali: mura perimetrali, torri angolari speronate, cisterne, ed alcune stanze sotto le torri. Al castello si giunge attraverso una suggestiva via d’accesso, scavata nella roccia tufacea.


L’ex Convento degli Osservanti e la Cappella Cybo

Il terremoto del 1638 non distrusse solo parte dell’abitato e del castello, anche la struttura del convento ne subì gli effetti devastanti (sebbene non andò distrutto totalmente, visto che da un documento del 1771, si evince che, per un certo periodo coesistettero sia il nuovo sia il vecchio convento). Sorto quindi originariamente in un sito diverso, ovvero in località Piano della Fontana, a seguito della donazione nel 1472 del terreno da parte di Francisco Siscar, il convento venne poi ricostruito a poca distanza (località S. Martino), intorno al 1735, utilizzando parte del materiale smontato del convento vecchio.

Ex convento Osservanti Aiello - Meraviglie di Calabria - 30

Soppresso nel 1809, il convento, dopo tentativi di ripristinare l’attività religiosa, fu acquisito poi a metà del 1800 dal Comune, che lo utilizzò, in parte, per la costruzione del cimitero. Oggi, della costruzione originaria rimane (dopo la demolizione del chiostro negli anni ‘60, la Chiesa di San Francesco, comunemente conosciuta come della Madonna delle Grazie, e la pregevolissima Cappella Cybo, le cui parti architettoniche, come già detto, furono trasportate dal Convento vecchio.

DSC 2544 - Meraviglie di Calabria - 32


La Chiesa della Madonna delle Grazie, caratterizzata dalle alte finestre ad ampolla, presenta, esternamente nello spigolo sud-est, una colonna con capitello ionico e tratto di trabeazione, alla cui sommità è collocato lo stemma in marmo di casa Cybo. Il portale d’ingresso del convento è in pietra tufacea scolpita con maschera al centro dell’arcata, con festoni di fiori e frutta. Entrando nell’atrio, abbiamo di fronte la Chiesa delle Grazie, a navata unica e con decorazioni in stucco. Nella parete di fondo (coro), conserva due brani marmorei (arte napoletana del 1500) in bassorilievo: “Annunciazione” e “Dio Padre”, appartenenti al monumento sepolcrale di F. Siscar, e provenienti anch’essi dal vecchio convento.

La Cappella Cybo, il cui prospetto è alla sinistra dell’atrio, fu realizzata nel 1597 da Pietro Barbalonga e tra gli esecutori materiali vi furono anche scalpellini di scuola fiorentina. All’interno della cappella vi è l’altare a fastigio in marmi verdi, bianchi e neri di Calabria, al cui centro, ormai irrimediabilmente perduto era un affresco del ‘500 di scuola napoletana che raffigurava la Madonna delle Grazie.

Nell’ex Convento si conservavano sino a poco tempo fa: una tela del pittore locale Raffaele Aloisio (1800 – 1887?), raffigurante una Santa Filomena, restaurato dalla soprintendenza di Cosenza e ora custodito in Comune; e una tavola, sempre dell’Aloisio, dipinta ad olio, raffigurante la Madonna delle Grazie, restaurata anche essa e collocata al posto dell’affresco cinquecentesco oramai scomparso.

Santa Maria Maggiore

È la Chiesa Matrice di Ajello. Fu fondata forse prima del mille, alcuni però affermano nel 1321 ed eletta parrocchia poi nel 1417. Distrutta varie volte e sempre ricostruita, la chiesa è a pianta basilicale, con tre navate. Nella navata centrale vi spiccano: l’Abside con arco trionfale a tutto sesto; e l’altare in marmi policromi barocchi del XVII secolo, di bottega napoletana, il quale proviene dalla distrutta Chiesa di S. Giacomo presso il Monastero delle clarisse (oggi vi è il Municipio), assieme alla balaustra con stemmi vescovili. Nella navata di sinistra sono posti: l’altare dedicato a S. Francesco di Paola e l’ingresso della Cupola del Sacro Cuore, già di San Geniale, il Martire Bambino, Patrono di Aiello dal 1668.

S. Maria Maggiore vista dal castello - Meraviglie di Calabria - 38

Le sue Sacre Reliquie, oggi custodite nella base della statua, vennero donate dal Vaticano alla Universitas, per interessamento del cardinale Alderano Cybo, della famiglia allora feudataria. Nella navata di destra, vi è allocato l’altare dedicato a S. Antonio da Padova e l’ingresso – ora murato – della Cappella del S.S. Sacramento (che era di giurisdizione della Congrega del Sacramento a cui aderivano le famiglie nobili di Ajello), andata distrutta dal terremoto del 1905, di cui non rimangono che i resti dell’altare in marmo.

Campanile S. Maria Maggiore - Meraviglie di Calabria - 40

L’esterno della chiesa presenta la facciata principale con portale litico rinascimentale e lunetta ad arco a tutto sesto del XV secolo. Sulla destra, si erge la cinquecentesca torre campanaria a pianta quadrata con monofore in tufo. Nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, inoltre, si conserva(va) un Ostensorio in argento lavorato a cesello (ora nel museo Diocesano di Cosenza); mentre, pare siano andati perduti due quadri di Carlo Santanna, pittore settecentesco.

Palazzo cd Cybo

Il palazzo, restaurato nel 2022, una delle emergenze architettoniche più rilevanti del Patrimonio Culturale aiellese, è conosciuto a tutti come Palazzo Cybo-Malaspina.
Secondo fonti documentali, il palazzo (in “loco ditto in pede di Piaza) fu acquistato nel 1589 da Marco Giannuzzi Savelli dalla famiglia allora proprietaria, almeno dal 1504, dei De Amato, assieme al Suffeudo di Donna Guglielmina.
La proprietà del Palazzo rimane ai Giannuzzi sino a dopo il 1822. Dopo tale data l’edificio è acquistato dalla famiglia Viola. Danneggiato o distrutto dal terremoto del 1638, fu ricostruito nel quinquennio 1638-43.

1693589836288 - Meraviglie di Calabria - 42


Presenta una facciata con intonaco rustico e paraste in pietra a “bugne” negli angoli. Un cornicione divide il piano terra dal piano nobile. Il portale ha due colonne laterali di ordine dorico-tuscanico che reggono una trabeazione con maschera, su cui è posto il balcone con balaustre.

Scorcio Aiello Calabro dal castello 1 - Meraviglie di Calabria - 44

Ancora più su sta un frontone triangolare spezzato con al centro lo stemma gentilizio dei Giannuzzi. A destra e a sinistra del piano nobile vi sono finestre modanate, mentre quelle del piano terra sono inquadrate da mostre in pietra evocanti un bugnato. L’androne è in stile romano, con trabeazioni, nicchie, e scale decorate in pietra. Infine, nella facciata laterale, si possono ammirare le ringhiere dei balconi in ferro battuto. (Bruno Pino)

info@meravigliedicalabria.it

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