“Chiese aperte”, Archeoclub d’Italia invita a visitare Amaroni e Pizzo
Archeoclub d’Italia apre le porte di luoghi di culto poco conosciuti in tutta Italia per avvicinare il pubblico a un patrimonio religioso e artistico spesso fuori dai circuiti tradizionali. È Chiese Aperte, giunta alla trentaduesima edizione, e quest’anno il tema è l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Tra i 44 siti in tutta la penisola aperti il 10 maggio, anche due in Calabria, ad Amaroni e Pizzo Calabro.
Ad Amaroni, nel Catanzarese, si potrà visitare la chiesa Matrice dedicata a Santa Barbara. La sua è una storia di rinascita voluta di comunità. Quando il terremoto del 28 marzo 1783 rase al suolo l’edificio originario, per anni gli amaronesi celebrarono i riti in una baracca di legno costruita sulle macerie — chi non poteva contribuire con denaro metteva a disposizione le braccia, gli attrezzi, il materiale. Nel frattempo si cercavano i fondi per la ricostruzione vera e propria per la quale ci volle molto tempo.

Quando fu pronta si aprirono le porte intagliate dai Mastri Laurenzio e Nunzio di Serra, il portone centrale incorniciato da colonne in pietra scolpita, mentre sulla facciata liscia era stata collocata l’effigie di Santa Barbara in terracotta.

La chiesa, con pianta rettangolare a tre navate, ha un soffitto a volta affrescato da Carmelo Zimatore e Diego Grillo, pittori di Pizzo Calabro, con il Battesimo di Gesù, Santa Cecilia, il Sacrificio di Abramo, la Sacra Famiglia, Sant’Antonio, Santa Barbara, San Paolo e San Pietro. Il pulpito in legno di noce, intagliato dall’artista amaronese Giovanni Versace, ha forma esagonale con rilievi che raffigurano la torre della santa patrona.
A Pizzo Calabro, si potrà invece scoprire la storia della Collegiata di San Giorgio, iniziata nella seconda metà del Cinquecento, quando l’edificio fu eretto sulle fondamenta di una preesistente chiesetta. La bolla di Papa Gregorio XIII del 1576 ne fa la prima e più antica Collegiata della Diocesi di Mileto, consacrata nel 1587. La facciata barocca del 1632 ha un bel portale in marmo sormontato da un tondo con San Giorgio a cavallo che trafigge il drago — la principessa e la torre sullo sfondo, lo stemma di Pizzo e quello dei Sanseverino ai lati.

L’interno a croce latina con arcate e cappelle intercomunicanti, mentre il transetto è sormontato da cupola. Qui sono custoditi un Sant’Antonio di Padova e la Madonna del Popolo attribuiti ai Gagini, il San Giovanni Battista di Annibale Caccavello e la Santa Caterina d’Alessandria di Carlo Canale proveniente dal Monastero di Sant’Agostino, distrutto anch’esso dal terremoto del 1783. C’è anche un San Francesco d’Assisi in marmo bianco venato proveniente dall’antico Convento dei Cappuccini di Pizzo. In una fossa al centro della chiesa è sepolto Gioacchino Murat, re di Napoli, fucilato nel castello di Pizzo nell’ottobre del 1815.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)