I fiori di Federico II, a Roseto Capo Spulico nasce il Labirinto delle Rose
Profumo di mirto e rosmarino, e rose, dal rosa pallido al rosso cremisi, note di miele e spezie dai petali che si schiudono. L’alba da una collina sul mare e un castello su una falesia che si tuffa nell’acqua. Con un po’ di immaginazione doveva essere più o meno questo l’incanto che si presentava agli occhi di Federico II nei periodi in cui soggiornava nell’antica Castrum Roseti. Il nome raccontava già la storia — dai tempi della Magna Grecia — della coltivazione di distese di Rosa Gallica. Poi arrivarono piante di rose da Damasco — forse per vie diplomatiche e frutto di scambi di doni tra l’imperatore e il sultano al-Kāmil, o forse con i cavalieri crociati di ritorno dalla Terrasanta — e Federico II le fece piantare qui, dove il clima e la terra sembravano fatti per lei. Come accade in tanti luoghi, le cose più belle, a volte, si perdono. E così anche a Roseto Capo Spulico quella coltura si perse, evocata solo nel nome.

Capita pure, però, che a volte qualcuno si chieda da quale parte ricominciare perché il suo borgo continui a vivere, e si convince che bisogna partire da ciò che siamo e da ciò che abbiamo, o che avevamo, come la quasi estinta Rosa di Damasco. È così che a Roseto, Mattia, Angelo e Domenico, sono andati a cercarla senza successo nelle campagne e lungo i pendii. Hanno trovato però i suoi progenitori, ma chissà. Poi una prova, poi un’altra: qualche pianta, poche aspettative, solo la curiosità di vedere se quella rosa potesse ancora attecchire e propagarsi di nuovo. Come un piccolo miracolo le prime rose sono state raccolte l’anno scorso. E poi altre ancora. Ma non bastava. Così, come fosse un atto di ringraziamento, insieme alla Cooperativa di Comunità Il Tesoro di Roseto, ad Antiche Essenze di Calabria e a tanti ragazzi arrivati dal resto d’Europa, hanno costruito il Labirinto delle Rose dove ora trovano casa tremila piante, tra pregiate e antiche Damascene e altre specie da tutto il mondo. Un meraviglioso giardino sbocciato su un ettaro di terra — che l’11 luglio prossimo aprirà al pubblico per la prima volta.


Si potrà visitare, ma si potrà anche scegliere di fermarsi a dormire nelle yurte costruite lì vicino. In fondo è anche un incredibile luogo di meditazione e connessione con la natura.

Il labirinto è nato grazie a Mattia, Angelo e Domenico, ma dietro c’è un progetto avviato con NeXt Economia, che ha lavorato con la comunità per capire da dove ripartire — e la risposta è venuta dal territorio stesso, dalle sue piante, dalla sua storia. Da lì è nata la Cooperativa di Comunità Il Tesoro di Roseto, nell’ambito del progetto Fioritura Borgo Welcome sostenuto dal Ministero della Cultura. Intanto è stata già avviata anche la filiera: si distilla il rosmarino ottenendo olio essenziale, in attesa di fare lo stesso con i petali della Damascena. Il progetto prevede anche la riqualificazione dell’Antico Granaio, proprio ai piedi del castello federiciano in riva al mare, come spazio di incontro e studio e la digitalizzazione del Museo Etnografico.
«Tutto questo è nato da un gruppo di persone che l’hanno voluto — racconta Mattia. — È nato da una cooperativa, è nato da una comunità che l’ha richiesto. È nato da un lavoro di squadra, con l’aiuto pure dell’ecosistema che ci ha protetto dagli afidi, dai cinghiali che non sono mai venuti, dagli istrici». Una Calabria, dice, dove si pensa che non si possa cooperare, che si debba fare tutto da soli. «Non è stato così».

La serata dell’11 luglio sarà l’occasione per passeggiare tra le rose, per ascoltare magnetiche storie di labirinti nel mondo. Con Melisa Quintero, fotografa, guida naturalista e cartografa, si osserveranno le stelle a occhio nudo, e si racconterà di miti, di botanica delle rose, di storie antiche legate alla Calabria. Dalle 19 a mezzanotte, forse anche di più.
«Un labirinto dove non ti perdi, ma ritrovi te stesso» — dice Mattia.
E «se son rose, fioriranno» accenna il proverbio. Ma qui a Roseto, oltre alle rose, è fiorito un progetto di comunità che ha voluto guardare a ciò che ha già, e a quello che solo insieme sarebbe stato possibile fare. Una comunità allargata a persone che hanno incrociato Roseto magari per caso lungo il viaggio, di altre che per curiose connessioni si sono ritrovate insieme a lavorare, a condividere fisicamente un’idea. Si chiama rigenerazione dei luoghi? Sì. Rigenerazione sociale? Pure. Nata solo attorno alla storia di una rosa.
Per la serata dell’11 luglio al Labirinto delle Rose chiedere info a Mattia, +39 388 785 5099
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)
Foto copertina di David Stang CC BY-SA 4.0