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Il Cristo Patiens, la bellezza di un ritrovamento in Chone/Cirò

Il Cristo Patiens, la bellezza di un ritrovamento in Chone/Cirò

La bellezza di un ritrovamento in Chone /Cirò (KR) – Storia, Chiese, Archeologia. È la novità editoriale dell’autrice Maria Francesca Carnea. La filosofa calabrese in un tempo che richiede pensiero e riflessione, apre spazio intellettuale a un’indagine sulla bellezza del territorio, argomento di speranza che alberga gli uomini, l’arte, la storia. L’indagine richiama al fascino della conoscenza che, con elementi di ragionevolezza, descrive beltà di un tempo da valorizzare. La bellezza di un ritrovamento suscita desiderio di comprensione e, come avrebbe detto s. Teresa d’Avila, nel farsi pazzi d’amore per la verità, procede nell’anelito della conoscenza. Il contenuto del libro racchiude storia, chiese, archeologia, partendo proprio dal ritrovamento di un dipinto rinvenuto in una antica Chiesa, S. Giovanni Battista, di un piccolo Comune Calabro, Cirò (KR), raffigurante un Santo Vescovo del XV secolo e, nella narrazione, l’arte svela nei segni ciò che incarna. Si tratta di un argomento di giubilo per importanza e bellezza, opera d’arte, straordinaria soprattutto per il particolare del medaglione centrale, incastonato nel dipinto del Santo Vescovo, la splendida raffigurazione del Cristo Patiens, il sofferente, il dolorante.

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In punta di piedi si alimenta cammino sulle ruvide pietre di manufatto antico, si cerca il sapore antico, si prova ad immaginare il tempo in cui dedizione e passione portavano alla costruzione di Chiese per arricchire spiritualmente comunità, si affrescavano pareti, si tracciava la storia con dipinti. Si percorre con rispetto la storia che deve edificare popoli per la realtà che narra, poiché di compiuta consapevolezza occorre conoscere il fascino di un tempo che, seppure non vissuto, ha lastricato strade, accolto sudore, visto gioire, visto morire e ancora vivere. Ad illuminare il contenuto si ripropone un antico proverbio, in vernacolo, tanto caro al Papà dell’Autrice: «L’acqua curra duv’è ra pennenza e l’amur tira duv’e ra speranza», «L’acqua fluisce lungo il declivio tracciato e l’amore confluisce, conquistato, verso la speranza». È un continuo partire e ritornare la speranza, legata alla vita delle donne e degli uomini in ogni tempo, un umanesimo che si fa continuum di speranza. E, nel ripensare una società rispettosa della sacralità della Persona, la narrazione si addentra nella bellezza di un linguaggio che scardina tratti di storia, di archeologia, delle numerose Chiese atte a rigenerare speranza sociale, innovazione culturale incarnando il valore del Bene Comune.

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