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La storia e la bellezza del Santuario del Carmelo di Curinga

La storia e la bellezza del Santuario del Carmelo di Curinga

Sta su un poggio, un po’ più in alto del centro storico di Curinga, da dove si vede la piana lametina aprirsi verso il Tirreno e le Isole Eolie. Il Santuario Maria Santissima del Carmelo svetta con il suo alto campanile da quasi quattro secoli. La storia del complesso — Santuario, conventino carmelitano e cimitero sotterraneo — è nell’archivio parrocchiale che attesta la costruzione del convento nel 1629. La prima pietra della chiesa fu posta invece il 25 ottobre 1652 da Mons. Giovanni Tommaso Perrone, e i frati carmelitani vi si trasferirono attorno al 1662 dal Convento di Sant’Elia Vecchio — l’insediamento più antico, ormai in rovina, tra Curinga e San Pietro, di cui restano tracce preziose di conci di pietra da taglio con modanature doriche nel peristilio romanico a tre archi a tutto sesto addossato al Santuario.

Il terremoto del 1783 lasciò l’edificio quasi completamente in rovina. Il suo ripristino avvenne tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, ma fu tra il 1865 e il 1911 che la chiesa venne riccamente abbellita dai maestri Guzzi di Miglierina. Eseguirono i lavori di stucco, decorazione pittorica e doratura a foglia che caratterizzano l’interno. Superato l’arco trionfale, l’area presbiteriale quadrangolare si apre sulla cupola circolare inserita su tiburio ottagonale, con i pennacchi decorati da bassorilievi ispirati ai quattro evangelisti e gli spazi liberi ornati con motivi floreali sempre in stucco. Sull’altare maggiore in marmo policromo è posta l’edicola con la statua lignea della Madonna del Carmelo. C’è ancora l’organo sulla cantoria costruito da Giuseppe e Rosario Tamburelli nel 1845. Sempre nel primo decennio del Novecento Agostino Guzzi completò la facciata neoclassica con le statue di Sant’Elia Profeta e San Simone Stock poste nelle due nicchie simmetriche sotto il timpano. Nella parte sottostante della chiesa si trovano tre camere circolari a volta scavate nell’arenario. Si tratta del sepolcreto conventuale dove i religiosi venivano deposti seduti su sedili ricavati nella roccia, agganciati alle spalle, con un pozzetto al centro del pavimento di ogni camera.

Oltre che della bellezza di questo luogo sacro, si racconta anche del miracolo di cui è stato teatro, quello del 2 febbraio del 1909 quando, durante la Messa della Candelora, un fulmine entrò nella chiesa attraverso il campanile, percorse la navata in tutta la sua lunghezza e uscì dal muro lasciando solo un foro. Si dice che i fedeli presenti rimasero miracolosamente indenni e il fatto è ancora ricordato da una mattonella in marmo nel punto di uscita del fulmine e da un quadro ad olio donato per voto dal pittore vibonese Natale Cesareo, raffigurante la purificazione al Tempio. Nel 1981 furono poi inaugurati i bei portoni in bronzo a cera persa dello scultore Giuseppe Farina, con le storie dei Carmelitani a Curinga, delle incursioni saracene, e gli episodi della vita del profeta Elia fino al Cristo Crocifisso. Solo nel 2002 il Vescovo di Lamezia Terme Mons. Vincenzo Rimedio ne ha formalizzato la qualifica nell’Ordinamento Generale dei Santuari in Diocesi, dichiarandolo «Santuario dalla pietà e tradizione popolare» secondo il canone 1230.

La chiesa è attualmente oggetto di un intervento di restauro, consolidamento e rinforzi strutturali finanziati dalla Regione Calabria e a cura della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Catanzaro e Crotone.  Nei giorni scorsi la soprintendente arch. Stefania Argenti, ha effettuato un sopralluogo per verificare lo stato di avanzamento dei lavori e ha fornito ulteriori indicazioni tecniche per il restauro delle pareti della Chiesa. Al sopralluogo hanno partecipato collaboratori della Soprintendenza, l’arch. Francesco Zangara responsabile dell’area tecnica Lavori Pubblici del Comune di Curinga e il priore della Confraternita del Carmelo Giovambattista Panzarella. A dirigere i lavori è l’arch. Francesca Ferraro.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

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