Magnifiche sfumature di rosso, la fioritura delle peonie sul Pollino
Quali e quante sorprese si possono scoprire nei boschi del Parco Nazionale del Pollino. Tra maggio e giugno, un magnifico e rigoglioso sottobosco si punteggia di diverse tonalità, dal rosso brillante a quello più cupo, quasi sanguigno. Come tanti rubini brillano e risaltano nel verde ancora tenero delle felci e dei faggi. È il dono delle peonie pellegrine, Paeonia peregrina, tra le rarità botaniche del Sud Italia. Le bellissime foto in articolo sono di Andrea Vacchiano, guida escursionistica del Pollino, che le ha fotografate in questi giorni nel territorio di San Sosti, ai piedi di Mula e Muletta.
Pellegrina in latino è peregrinus, forestiero, errabondo. È quindi un nome che descrive bene la natura di questa specie, presente in modo frammentato in pochi siti dell’Europa sud-orientale e della Turchia, e in Italia quasi assente nel Mezzogiorno.

Il mito di Peone
Vacchiano racconta anche una delle versioni del mito greco legato a questo fiore. In realtà è una storia che ha diverse sfumature. Nel quinto libro dell’Iliade, per esempio, Peone è il medico degli dei chiamato direttamente da Zeus: guarisce Ares ferito in battaglia da Diomede e poi Ade, dio degli Inferi, colpito da Eracle durante la sua discesa nell’oltretomba. La medicina per quelle guarigioni è il succo di peonia — “La peonia virtù Marte guaría” nella traduzione di Vincenzo Monti. In un’altra versione del mito, Peone somministra lo stesso succo a Latona — o Leto — che fatica a partorire i gemelli Apollo e Artemide sulle pendici dell’Olimpo; la dea supera il travaglio e dà al fiore il nome del medico in segno di riconoscenza.
In altre fonti Peone diventa allievo di Asclepio, dio della medicina, e il suo talento finisce per superare quello del maestro. Asclepio, mosso dall’invidia, cercò di ucciderlo. Per salvarlo, Ade — grato per essere stato curato — trasformò Peone nella pianta che ancora porta il suo nome. Così Peone divenne fiore, e il fiore ne portò per sempre la sua memoria.


Dal nome di Peone deriva anche la parola “peana”, il canto di lode con cui i greci invocavano Apollo come dio guaritore. E Teofrasto, nel nono libro dell’Historia Plantarum, consigliava di raccogliere la pianta di notte: riteneva che un picchio vegliasse su di essa e assalisse chiunque cercasse di raccoglierla alla luce del sole. Plinio il Vecchio nel venticinquesimo libro della Naturalis Historia riprende la stessa storia, aggiungendo che la pianta era stata scoperta e usata proprio da Peone, che le aveva dato il proprio nome.

La botanica
La Paeonia peregrina è una pianta erbacea perenne con rizomi carnosi, che produce un unico grande fiore per stelo, largo tra i dieci e i tredici centimetri, dai petali rossi e dagli stami giallo oro. Le foglie, profondamente incise, formano un fogliame verde scuro che fa risaltare il colore dei petali. Fiorisce in primavera e cresce fino a millecinquecento metri di altitudine. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura la classifica come specie EN — in pericolo — ed è protetta a livello nazionale.

Dove trovarla in Calabria
In Calabria la Paeonia peregrina cresce in pochi siti specifici, tra cui quelli indicati da Vacchiano dell’area di San Sosti ai piedi di Mula e Muletta, sul Monte Sellaro a Cerchiara di Calabria e sul Monte Carnara a San Paolo Albanese, in Basilicata, al confine con il territorio calabrese.

Chi percorre i sentieri di queste aree può trovarsi davanti a gruppi di peonie che fioriscono tra i tronchi muschiosi e le radici affioranti dei faggi, con quel rosso così acceso da sembrare quasi fuori posto nella penombra del bosco. Ma in tutti i parchi montani calabresi, dal Pollino alla Sila, dalle Serre all’Aspromonte, maggio è il mese dell’esplosione dei colori delle fioriture selvatiche dei narcisi, delle orchidee, della soldanella, delle violette, degli asfodeli, magari in mezzo a distese immense di ginestra, come incredibili e luminosi fuochi d’artificio. Questo, proprio questo, è il momento per godersi lo spettacolo più bello di tutti.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)