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Paesaggi, culture, architetture, città: torna la Biennale dello Stretto

Paesaggi, culture, architetture, città: torna la Biennale dello Stretto

Lo Stretto di Messina come osservatorio internazionale per studiare le trasformazioni delle città, delle architetture e dei paesaggi dell’intero bacino del Mediterraneo. Reggio e Messina sullo stesso mare, un punto privilegiato per guardare alle trasformazioni del presente e alle possibilità del futuro.

È questa la prospettiva della terza edizione della Biennale dello Stretto, in programma dal 18 settembre al 13 dicembre 2026, che si terrà in punti diversi tra Reggio Calabria e Messina. Il progetto culturale, quest’anno sotto il patrocinio del Ministero della Cultura, è ideato da Alfonso Femia e promosso dalla Fondazione Le città del futuro, con la direzione scientifica affidata allo stesso Femia, ad Annalisa Metta e Salima Naji.

Biennale dello Stretto ed. 2024 – Ph Stefano Anzini

Mutazioni

“MUTAZIONI” è il tema scelto per raccontare la profondità e l’irreversibilità del cambiamento, anche quello che accade nel nostro tempo. La Biennale dello Stretto esplorerà ancora una volta le potenzialità dell’area mediterranea, gli elementi che la compongono e che spesso convivono in una condizione di contrasto: paesaggi, culture, architetture e città. Non soltanto una fotografia del presente, dunque, ma un tentativo di immaginare quali trasformazioni possano interessare questi territori e quale futuro possa essere costruito a partire dalle loro differenze. Reggio Calabria e Messina diventano il punto di partenza per uno sguardo che supera i confini locali e prende in esame il Mediterraneo come uno spazio complesso di relazioni, differenze, contaminazioni e trasformazioni.

Territorio, architettura, arte e fotografia

Nella terza edizione sono coinvolti curatori, otto per l’area progettuale scientifica e quattro dedicati alle sessioni di arte, fotografia e design, provenienti da ambiti differenti e che fanno della Biennale un vero processo di conoscenza e confronto internazionale. Territorio, architettura, arte e fotografia continuano a rappresentare le linee fondamentali del progetto, ma vengono messe in relazione con una dimensione sempre più ampia e diventano strumenti attraverso i quali leggere le trasformazioni dei territori e comprendere le dinamiche che stanno modificando città e paesaggi. Tutto quello che si potrà osservare durante la Biennale ruota attorno a una domanda centrale: cosa sta realmente accadendo nel nostro tempo, e quali conseguenze i processi di trasformazione stanno già producendo sui territori e sulle città? È così che il concetto di mutazione diventa una lente attraverso la quale osservare non soltanto ciò che potrebbe accadere nel prossimo futuro, ma anche cambiamenti che sono già in corso.

Biennale dello Stretto ed. 2024 Ph. Stefano-Anzini

Il disallineamento evolutivo

«MUTAZIONI — hanno spiegato i direttori Alfonso Femia, Annalisa Metta e Salima Naji — è un invito a riflettere su cosa realmente sta accadendo in questo tempo, non solo sui possibili scenari evolutivi nel breve e nel medio periodo, ma sul complesso tema del disallineamento evolutivo e sulle conseguenze che stanno già investendo territori e città». È proprio il concetto di disallineamento evolutivo a introdurre una delle chiavi di lettura più interessanti della manifestazione.

Non tutti i territori, le città e le comunità cambiano infatti allo stesso modo e con gli stessi tempi. Le trasformazioni possono procedere secondo velocità differenti, generando nuove fratture, ma anche nuove possibilità di relazione. La Biennale dello Stretto sceglie di sondare proprio queste differenze, osservando il cambiamento come processo da comprendere.

La scelta di dislocare la manifestazione in diversi luoghi tra l’area di Reggio Calabria e Messina rafforza il rapporto tra la Biennale e il territorio, e lo Stretto diventa parte integrante della riflessione, sui concetti di confine, attraversamento, connessione e trasformazione, ma andando oltre, guardando verso le tre rive africana, europea e medio orientale.

Il progetto, oltre a Reggio e Messina, coinvolge anche il Comune di Campo Calabro, la Città Metropolitana di Reggio Calabria e il Museo Archeologico di Reggio Calabria. È sostenuto dall’Ordine degli Architetti PPC di Reggio Calabria, da Ance Reggio Calabria e da Ance Calabria, e vede la collaborazione della Città Metropolitana di Messina e dell’Ordine degli Architetti PPC di Messina.

Il programma completo è consultabile su mediterraneiinvisibili.com

(Da.Ma.) info@meravigliedicalabria.it

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