Parco Archeologico di Mileto, nuovi indizi sull’origine dell’abbazia
Piccole tracce, nuovi indizi che potrebbero rivelare nuovi aspetti di una storia antica. Sono quelli scoperti nel Parco Archeologico Medievale di Mileto Antica, il primo parco di epoca medievale in Calabria, che si estende per circa 40 ettari, in provincia di Vibo Valentia.
Nell’XI secolo, qui, Ruggero I d’Altavilla scelse di fondare la propria capitale, il centro politico della contea normanna appena conquistata sul Mezzogiorno. Della città scomparsa, distrutta da una serie di terremoti, il più devastante nel 1783, che costrinse gli abitanti ad abbandonare il sito e a ricostruire più a valle, rimangono i resti della Cattedrale, del Palazzo del Principe e, sulla collina di Monteverde, dell’Abbazia della Santissima Trinità.


Di quella abbazia, però, si conosce meno di quanto si pensi. I rilievi storici arrivati fino a noi, compreso quello di fine Cinquecento attribuito al disegnatore Ottavio Micosando, restituiscono solo l’assetto che il complesso aveva assunto negli ultimi secoli di vita, ma non le sue fasi più antiche, quelle della fondazione normanna, quando probabilmente l’abbazia aveva una forma diversa, prima che un incendio e altri eventi nel corso del XIII secolo la danneggiassero.

Le nuove tracce riguardano proprio questo vuoto di conoscenza. Dopo le recenti operazioni di sfalcio e pulitura dell’area, un sorvolo con il drone ha fotografato dall’alto alcune anomalie del terreno, allineamenti che sembrano corrispondere a strutture murarie non riconoscibili a occhio nudo da terra e che non compaiono in nessuno dei rilievi conosciuti. Un metodo che integra lo scavo tradizionale aiutando a individuare le variazioni morfologiche e cromatiche del terreno.

Sono, per ora, solo prime evidenze, che richiedono verifiche più approfondite, un confronto con le prossime prospezioni geofisiche e la pulitura archeologica delle creste murarie ancora affioranti. Ma se confermate, potrebbero rispondere proprio alla domanda che la storia di Mileto lascia ancora aperta, come fosse davvero, all’origine, l’abbazia voluta dai Normanni.
A individuare le anomalie dall’alto sono stati Giuseppe Papalia, che ha realizzato le riprese con il drone, e Francesco Galante, che lo ha assistito nel rilievo.
(Da.Ma.) info@meravigliedicalabria.it