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Alessandro Bergonzoni: «appartengo alla Calabria dalle vite precedenti»

Alessandro Bergonzoni: «appartengo alla Calabria dalle vite precedenti»

Alessandro Bergonzoni non ha spettacoli in Calabria in agenda, almeno per ora. Eppure la Calabria gli appartiene — nel senso esatto in cui lui usa la parola, quello delle vite precedenti. «Napoli, la Puglia, la Calabria: io credo nelle vite precedenti, e sento di appartenere a quei luoghi, a quei paesaggi», ha dichiarato all’ANSA a margine del suo tour sardo con Arrivano i Dunque, lo spettacolo con cui il poliedrico artista bolognese sta attraversando l’Italia.

Bergonzoni è una delle voci più originali del teatro italiano contemporaneo — affabulatore, sperimentatore, poeta della scena. Il suo lavoro non mira a intrattenere nel senso convenzionale del termine: «Più del successo, mi interessa far succedere», spiega. Arrivano i Dunque è, nelle sue parole, «un’evocazione» — un’asta dei pensieri in cui lo spettatore, come uno speleologo, cerca e trova da sé i significati nascosti nelle parole. Un teatro che vibra, che scardina il senso comune, che indaga i significati nascosti dietro il linguaggio.

Tra i suoi riferimenti letterari ci sono Finnegans Wake di James Joyce, i versi di Dylan Thomas e Edoardo Sanguineti, e Roberto Roversi — intellettuale e poeta bolognese in rapporto con Pasolini, che Bergonzoni definisce «una figura da riscoprire». Nello spettacolo affiora anche il tema della pace, con il Tavolo delle Trattative come installazione simbolica, e l’idea di un «mondo amato, non armato».

E poi, quella dichiarazione sulla Calabria. Spontanea, non sollecitata, detta così, in mezzo a un’intervista su tutt’altro. Quella che Bergonzoni chiama vita precedente forse è il modo più bello per dire che a volte sono i luoghi che ti scelgono. Per dirla con lui, accadono dentro.

(Da.Ma.) info@meravigliedicalabria.it

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