Come ne “Il Signore degli Anelli”? La Sila vista con gli occhi di Bartoccioli
Dalle spiagge della Puglia ai fitti boschi dell’altopiano della Sila, svegliarsi da un sogno per essere costretto a un’estenuante giornata di trekking, e quindi a un incubo. Giacomo Bartoccioli – trentacinquenne attore e doppiatore professionista, voce italiana di Wulf ne Il Signore degli Anelli – La guerra dei Rohirrim, e volto popolarissimo da oltre 224mila follower su Instagram – mette subito in chiaro le cose nel suo ultimo reel: «A me piace il trekking. Adoro il trekking. Ok, ovviamente scherzavo, io odio il trekking».
Ma ormai deve fare i conti con la realtà, si ritrova lì, sperduto tra i pini larici, e con la sua inconfondibile voce corposa e scura da colossal cinematografico, confessa la più umana delle debolezze, la pigrizia, e ne fa una parodia epica sulle note della trilogia de Il Signore degli Anelli.


La prima sfida della sua escursione è sulla linea della ferrovia a scartamento ridotto, di cui «la leggenda narra che il binario porti direttamente a Termini». Davanti all’imbocco di una galleria abbandonata e sommersa dalla vegetazione, Bartoccioli è a un tratto Gandalf alle porte di Moria: «La via è chiusa — declama con solennità — è stata costruita da coloro che usano i treni. E coloro che usano i treni la custodiscono». Per superare l’ostacolo l’unica soluzione è autoconvincersi, darsi la carica e azzerare ogni paura: «Smettila di ragionare come un uomo. Tu sei un treno, una locomotiva. Ciuff, ciuff».


Esaurite le forze sui binari, Bartoccioli abbandona i mezzi terrestri per aggrapparsi alle cabine dell’ovovia di Camigliatello, invocate come le grandi aquile di Tolkien: «Finalmente il progresso. Portatemi in alto, aquile. Case alle spalle, il mondo davanti».
Ma la tregua dura poco. Tra radure, foreste e sentieri accidentati, la marcia in salita spezza le gambe e il doppiatore finisce a terra tra le foglie, con lo sguardo da sottinsù verso le cime dei meravigliosi boschi, mezzo mormorando il proprio epitaffio: «Qui giace Bartoccioli, figlio di Bartoccioli, caduto nella Sila per un trekking leggero». Cosa potrà mai salvarlo da questa fine? Una voce, l’eco lontana di Galadriel, la nobile elfa della Terra di Mezzo: «Il nostro bene più prezioso. Possa essere per te una luce in luoghi oscuri, dove ogni altra luce si spegne». E cosa sarà mai il bene più prezioso, se non un croccante tarallo elevato al cielo, il “pan di via” tirato fuori dalla tasca del pantaloncino?



Un diario di sopravvivenza in un esilarante corto, anzi “cortissimo” di 6 minuti, che si chiude sulle sponde del lago Cecita, con la fiera rivendicazione di essere uno dei peggiori escursionisti d’Italia: «Non avevo programmato le giuste pause. Non sapevo nemmeno il nome di quel lago, adesso che ci penso. Non avrei potuto consigliarlo, né raccontare i dettagli di come raggiungerlo».
Già. Bartoccioli ha camminato in direzioni casuali perdendosi più volte, trasformando il sofferto trekking in un’avvincente storia, da seguire con trepidazione fino alla fine. E questo in fondo è il senso del suo viaggio in Sila, smarrirsi tra le meraviglie, a volte inaspettate, raccontate in un altro registro. E senza neanche troppi particolari.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)