Gli artigiani calabresi custodi di antichi mestieri e tradizioni
Sono artigiani, vivono nelle piccole botteghe, nei laboratori familiari dove alcuni mestieri sopravvivono a fatica nonostante i cambiamenti della società e le difficoltà nel trovare nuove generazioni disposte a raccoglierne l’eredità.
Andrea Perrotta e l’arte della cesteria a Cerisano
Tra le storie da raccontare c’è quella di Andrea Perrotta, cestaio di Cerisano. La sua esperienza riporta l’attenzione su uno dei mestieri più legati alla vita rurale: la realizzazione dei cesti intrecciati, conosciuti in molte zone della Calabria come panari. Servivano per raccogliere i prodotti della terra, trasportare alimenti e conservare ciò che veniva raccolto nei campi e negli orti. Per realizzarli occorreva conoscere i materiali naturali, saperli preparare e intrecciare con precisione. Oggi la cesteria racconta un modo diverso di concepire gli oggetti: non prodotti da sostituire rapidamente, ma manufatti realizzati con attenzione, destinati a durare e legati alle risorse disponibili sul territorio. Il lavoro di un cestaio dimostra come anche una tecnica antica possa conservare un valore contemporaneo, grazie alla riscoperta dei materiali naturali e alla crescente attenzione verso gli oggetti realizzati a mano.



I cuzzurunnar di Trebisacce: la memoria dei vasai
A Trebisacce, nel Cosentino, la storia dell’artigianato si lega anche alla lavorazione dell’argilla. Il termine dialettale cuzzurunnar richiama proprio gli artigiani che trasformavano l’argilla in recipienti e oggetti destinati alla vita quotidiana. La lavorazione della terracotta richiede una conoscenza profonda della materia. L’argilla deve essere preparata, modellata e sottoposta alle diverse fasi di lavorazione, fino a diventare un manufatto resistente e funzionale. Dietro ogni oggetto si nasconde un patrimonio di competenze che si costruisce lentamente. Non basta conoscere i passaggi tecnici: bisogna imparare a riconoscere la consistenza della materia, a correggere gli errori e a comprendere come ottenere il risultato desiderato. La storia dei vasai di Trebisacce ci ricorda quanto sia importante raccogliere le testimonianze degli artigiani e delle famiglie che hanno custodito questi saperi. Quando un mestiere scompare, infatti, non si perde soltanto un’attività economica. Si rischia di perdere anche una parte del linguaggio, della memoria e dell’identità di un territorio.



Salvatore Tarantino e l’arte dei coltelli artigianali
Un’altra storia interessante è quella di Salvatore Tarantino, artigiano di Casali del Manco. La sua esperienza si inserisce nella tradizione della lavorazione artigianale dei coltelli, un’attività che richiede precisione, conoscenza dei materiali e una notevole padronanza delle tecniche di lavorazione. Il recupero di un mestiere antico può diventare anche un percorso personale, nel quale la passione si trasforma progressivamente in competenza e capacità creativa.
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